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linformazione     
sabato 10 febbraio 2007     

L’assoluzione dell’imputato per insussistenza del reato di truffa

I motivi di ricorso, oltre che ammissibili – in rapporto alla lettera a) dell’art. 200c.p.p. – risultanofondati e meritano accoglimento. Dalla lettura di entrambe le decisioni adottate in sede civile, nonché dall’esame delle prove ivi raccolte, emerge come il Sign. Tierce non abbia tratto alcuntipo di profi tto dai fatti per i quali è stato condannato. Il contenuto delle anzidette decisioni è,sul punto, assolutamente univoco: alla pagina 29 della sentenza del 15 settembre 2004, vieneesclusa “l’esistenza del danno patrimoniale preteso dal Berardi quale conseguenza del fattoreato”; analoghe osservazioni vengono svolte dal Giudice delle appellazioni civili nella sentenzadel 7 luglio 2006 (cfr., in particolare le pagg. 9 ss.). Si deve concordare con entrambe le summenzionatedecisioni e con il Procuratore ricorrente circa le conseguenze derivanti dalla constatataassenza del binomio danno-profi tto (caratterizzante il misfatto di truffa). Essa non soloincide sul profi tto risarcitorio (entrambe le sentenze civili hanno ritenuto di non poter liquidare alSign. Berardi un danno morale): la mancanza di un danno nei confronti della persona offesa e,parallelamente, di un ingiusto profi tto in capo all’autore esclude la stessa sussistenza del reatoin esame. Neppure potrebbe sostenersi una diversa soluzione richiamando il contenuto letteraledell’art. 204 c.p., laddove si fa riferimento non già al “danno” bensì al solo “profi tto” derivantedal reato. In proposito, l’accertamento compiuto in sede civile conduce a ritenere insussistenteanche tale ultimo requisito di fattispecie. Ed invero, in generale l’evento di danno rappresentaun elemento essenziale del misfatto di truffa; se non direttamente in capo al destinatariodella condotta decettiva, esso si confi gura nei confronti di una diversa persona. Nellavicenda processuale in esame il delitto di truffa viene, peraltro, in considerazione nella sua modalità di realizzazione più semplice: “attori” della frode sono qui solamente il (presunto) autore del reato ed il soggetto passivo. Appare allora evidente che il profi tto e il danno si presentano come due facce della stessa medaglia e l’evento (in senso giuridico e naturalistico) del reato si pone come un’endiadi: se non si confi gura il danno nei confronti del soggetto passivo, deve assolutamente escludersi la ricorrenza del profi tto a capo dell’autore.

La richiesta di riesame non può, invece, trovare accoglimento in relazione al reato di frode nel pignoramento o nel sequestro di cui all’art. 209 c.p. Gli accertamenti compiuti in sede civile, infatti, non presentano alcuna relazione con tale fattispecie; in rapporto a quest’ultima, inoltre, non è stato esposto, né nel ricorso né nella successiva discussione, alcun signifi cativo elemento a sostegno della richiesta di proscioglimento. L’unico argomento avanzato sul punto della difesa del Sign. Tierce ha fatto leva sul carattere “unitario” delle decisioni di condanna adottate in sede penale. Secondo questa tesi, la rilevata insussistenza del reato di truffa parrebbe ipso facto doversi rifl ettere anche sulla fattispecie di cui all’art. 209 c.p. Tale argomento, tuttavia, non appare sorretto da adeguate motivazioni e dunque non può essere accolto. Per contro, appare assolutamente ammissibile, sul piano sistematico, che gli effetti della condanna, pur venendo meno in relazione al misfatto di truffa, permangano in rapporto al reato di frode nel pignoramento o nel sequestro:in relazione ad esso non è stata infatti evidenziata, nel presente procedimento, alcuna contraddittorietà o difetto di prova.

PQM

Il giudice per i Rimedi Straordinari in materia penale accoglie, ai sensi della lettera a) dell’art.200 c.p.p., con riferimento al reato di cui all’art. 204 c.p., il ricorso presentato dal Procuratoredel Fisco. Per l’effetto, limitatamente all’anzidetto reato, revoca le sentenze di condanna pronunciatein primo grado il 7 maggio 1993 (sentenza pubblica il 16 luglio 1993) ed in appello il 22ottobre 1993(sentenza pubblicata il 26 novembre 1993), a carico del Sign. Tierce Jean Marc, ilquale va pertanto assolto per insussistenza del fatto.

La parte della sentenza del giudice Canestrari nella quale si assolve Tierce dal reato di truffa, ma dove viene evidenziato che permane la condanna per frode nel pignoramento 
Di qui l’amarezza manifestata dal legale del francese

Mi ha molto colpito la soldarietà dei sammaresi

“Non mollo e per me è una sentenza che non è completa.Per anni – afferma Jean Marc Tierce - ho chiesto di avere un equo processo per dimostrare la mia innocenza. Adesso mi dichiarano innocente, ma non si concede di fatto il processo e non si dà la possibilità di puntualizzare tutto quello che è successo”.
Sappiamo che molti sammarinesi le hanno mostrato la loro solidarietà.
“Mi ha molto colpito la solidarietà della comunità sammarinese e voglio davvero di cuore ringraziare tutti, perché mi arrivano un sacco di telefonate, bigliettini nella buca delle lettere… questo davvero mi rende felice e mi commuove”. Anche la sua famiglia per tutto questo tempo ha sofferto… “Sì, mi fi glia è molto contenta e le è tornato quel sorriso che da anni le mancava…” Le autorità francesi, peraltro, seguono molto da vicino l’evolversi della vicenda… “Sì, siamo contenti che abbiano creduto in noi le autorità francesi. Questa fi ducia mi ha aiutato molto in questa battaglia”
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a.f.   

 Mi ha molto colpito la solidarietà
                            della communità sammmarinese e voglio
                             davvero di cuore ringraziare tutti ...

La solidarité des sanmarinais m’a énormément touché

Nous avons su que de nombreux sanmarinais vous ont témoigné leur solidarité ….

« En effet, c’est exact, ma famille et moi-même avons été très touchés par la solidarité de la communauté sanmarinaise et je profite de cette occasion pour remercier encore de tout mon cœur tous ceux qui se sont senti concernés même indirectement, qui m’ont téléphoné, laissé un message dans ma boite aux lettres etc…tous ces gestes ont à mes yeux une grande signification et m’ont fortement ému. »

"Désolé de devoir insister, mais en ce qui me concerne cette sentence est incomplète ou plutôt inachevée". "Pendant des années" – affirme Jean Marc TIERCE – "j’ai demandé à la Justice nationale et internationale que soit ordonné la révision de mon procès de façon équitable afin de pouvoir démontrer et prouver mon innocence, aujourd'hui encore l'on ne m'accorde pas ce droit intra-muros et l'on ne me donne pas la possibilité de clarifier et mettre une bonne fois pour toutes en évidence tout ce qu’il s’est réellement passé ... bizarre, non ?…."

Votre famille a du souffrir pendant toutes ces années ?
« Oui, bien sur, c’est le moins que l’on puisse dire… et beaucoup plus que moi car pendant toute cette bataille je n’avais pas, le temps de me poser des questions, ma femme et ma fille sont évidemment contentes de ce verdict et le sourire qui leur a manqué toutes ces années est de retour sur leurs lèvres….mais pour combien de temps ? » 

Du reste, les Autorités françaises  continuent à suivre de près l’évolution de votre affaire ?
« Oui, et je peux même ajouter, heureusement ! Nous sommes en effet très contents et fiers que les Autorités françaises ont immédiatement cru en nous. Cette confiance et ce soutien de mon pays d’origine m’ont évidemment beaucoup aidé pendant cette bataille d'un simple citoyen contre un Etat »



L’acquittement de l’accusé pour l’inexistence du délit d’escroquerie

Décision :

Le Juge pour les « Remèdes Extraordinaires » en matière pénale accueille….en ce qui concerne le délit « d’escroquerie » (art.204 c.p)…. le recours présenté par le Procureur et à cet effet uniquement rapporté à ce délit, annule les condamnations prononcées au 1er degré le 7 mai 1993 (publiée le 16 juillet 1993) comme en appel le 22 octobre 1993 (publiée le 26 novembre 1993) contre M. TIERCE Jean Marc, lequel va donc être ACQUITTE pour inexistence du crime .

Extrait de la sentence du Juge Canestrari dans laquelle TIERCE est Acquitté du crime principal d’escroquerie, mais dans laquelle reste étrangement la condamnation mineure de fraude lors des saisies.
D’où la déception partielle de l’Avocat du français qui n’a pas hésité à parler…. « d’escamotage » ! 

 

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